Episodio -5 | IT
Ciao, questa è Kinghiana, la newsletter che racconta Stephen King un libro alla volta. Dentro c’è la prima stagione del podcast e molti altri contenuti extra: mappe di lettura, aneddoti e storie inedite, notizie, segnalazioni, meme e illustrazioni originali. Se questa mail ti è stata inoltrata, unisciti alla nostra community kinghiana iscrivendoti qui sotto.
Mancano 4 puntate all’inizio della seconda stagione inedita del podcast. E l’ospite di questa puntata è Federico Bernocchi, che abita a Somerville, nel Massachusetts, e dunque casa sua dista 3 ore e 38 minuti d’auto da Bangor, nel Maine. Le puntate sono due, in realtà, perché c’era troppa roba da dire.
THAT SCENE
It’s fascinating to me that there has been so much comment about that single sex scene and so little about the multiple child murders.
Così parlò Stephen King, in un’intervista del 2013 con Rolling Stone, in risposta alla domanda su una delle scene più controverse e dibattute della letteratura degli ultimi quarant’anni. Verso la fine del romanzo, i membri del Losers’ Club sono persi nelle fogne dopo il loro primo scontro con It. Fisicamente ed emotivamente esausti, scampati appena alla morte, la loro unità di gruppo inizia a vacillare. Beverly allora decide di fare qualcosa e, uno dopo l’altro, lascia che i ragazzi impauriti facciano sesso con lei.
Come King ha detto in varie occasioni, questa scena è una rappresentazione simbolica del passaggio dall’infanzia all’età adulta. Un rituale di unità e di perdita d’innocenza, innocenza già comunque perduta da un bel pezzo durante gli scontri con Pennywise. Il Club dei Perdenti, dunque, deve confrontarsi non solo con l’orrore esterno di It, ma anche con le complessità interiori della crescita. E tale connessione, cruda e senza filtri, li aiuta a ritrovare la forza e la determinazione.
La scena, come potete immaginare, è stata molto criticata per la sua rappresentazione della sessualità minorile e per la sua apparente gratuità. I membri del club hanno solo 11 anni, ed effettivamente sembra opinabile l’effettivo consenso di Beverly in circostanze così traumatiche. In più, è anche vero che si potevano trovare altri modi per simboleggiare il passaggio dall’infanzia all’età adulta.
King stesso ha poi ammesso che:
Non ci sono mai state recensioni che bollavano quella scena come un porno per bambini. Niente di tutto ciò, perché erano tempi diversi. Ora, invece, quando la gente arriva a quel punto, giudica in base agli standard attuali del 21° secolo. Il punto è come cambiano le cose nei tempi. Se scriverei quella scena oggi? Quasi certamente no.
Tutto chiaro, e siamo d’accordo. Vale però la pena rimarcare il fatto che la scena incriminata sia tutt’altro che gratuita, e profondamente legata ai temi di IT. Il romanzo, infatti, è più di tutto una storia sulla perdita violenta dell’innocenza e sul potere del legame reciproco tra i Losers: è la loro connessione che gli permette di sopravvivere e sconfiggere il mostro. In più, Beverly è forse il personaggio più complesso e affascinante del gruppo, e una scena del genere corrobora la sua centralità.
Ma andiamo più a fondo. Il Club è al buio, tutti sono spaventati e non sanno che fare. Mentre discutono, Bill sente Beverly che si spoglia nell’oscurità. Richie, scioccato, le chiede che cosa stia facendo e lei gli risponde con una voce che a Bill pare più matura: so cosa dobbiamo fare, me l’ha detto mio padre. King ci sta dicendo che Beverly è già sull’orlo di qualcosa che gli altri bambini non riescono ancora a comprendere. Inoltre, il riferimento a suo padre può significare che lei è finalmente in grado di affrontare le paure che la trattenevano. Proprio come Eddie che è riuscito a combattere l’iperprotettività di sua madre usando l’inalatore. Beverly riesce a usare la sua più grande paura - il controllo paterno sulla sua sessualità - per sconfiggere It ancora una volta.
A questo proposito, la professoressa Valerie Walkerdine, psicologa e femminista, sostiene che:
Ci sono due tipi di sessualità: una infantile, legata ai piaceri del corpo, e una adulta, che impone una serie di altri significati su quei piaceri.
Durante tutto il romanzo, Beverly ha dovuto confrontarsi con la sessualità imposta su di lei dal padre e da It, in quanto rappresentante delle paure dell’età adulta. E in questa scena afferma finalmente la propria sessualità e la usa a vantaggio suo e del gruppo.
Inoltre, se proprio vogliamo fare i nerd, possiamo trovare delle interpretazioni alternative. Intanto la scena può essere vista anche come una specie di rituale di iniziazione - chi ha letto IT da poco ricorda sicuramente quanto questo sia importante nell’opera. Beverly sacerdotessa archetipica che guida i ragazzi attraverso un rito di passaggio che li preparerà per la battaglia finale. Inoltre King non è mai giudicante nella sua scrittura, e forse questo è stato il suo modo anche per costringere i lettori e le lettrici a confrontarsi con il proprio disagio e a mettere in discussione le proprie convinzioni.
Tu che ne pensi? Scrivicelo nei commenti o in risposta a questa mail.
LA VERSIONE DI GUIDO
Dire che Stephen King sia un’autore “visivo” è contemporaneamente una forzatura e un luogo comune. Certamente, ascoltando e leggendo le storie di King è molto facile lasciar galoppare l’immaginazione. Lo dimostra chi, ascoltando, disegna. Guido, per esempio, ascoltando una conversazione (la prima di molte, nel corso delle quali cercheremo di convincere scrittori, intrattenitori, lettori e chiunque altro non lo abbia mai fatto a leggere il nostro beniamino, a cominciare dalla Grande Invasione di Ivrea di quest’anno – presto i dettagli) tra noi e Jonathan Bazzi, ha buttato giù qualche illustrazione. Eccole qui:

MAPPA DI LETTURA
IT è il ventunesimo libro pubblicato da Stephen King e il suo diciottesimo romanzo.
Il libro è stato pubblicato dalla casa editrice Viking Press il 15 settembre del 1986. In Italia è uscito nell’ottobre del 1987 per Sperling&Kupfer, con la traduzione di Tullio Dobner.
Una delle domande che sorgono spontanee durante la lettura del romanzo è: ma alla fine, chi o cosa è It? Un mostro? Una divinità? Una creatura del multiverso? Nelle puntate del podcast cerchiamo di dettagliare tutto al meglio, ma qualcosa d’altro ancora si può fare, e cioè conoscere insieme il suo parente più prossimo, Dandelo, in arte Joe Collins.
Dandelo è, o meglio: era un vampiro psichico (un po’ come Colin Robinson di What We Do In The Shadows) tra i protagonisti del ciclo della Torre Nera, nato da un uovo deposto proprio da It in tempi immemori. In maniera molto simile alla sua genitrice, Dandelo si nutriva delle emozioni delle persone. Non la paura, però, ma al contrario le risate. Prima di trasferirsi nel fine-mondo della Torre Nera, infatti, Dandelo si faceva chiamare Joe Collins, era uno stand-up comedian e il suo cachet non si misurava in dollari ma in forza vitale del pubblico che, a ogni risata, moriva dentro un poco di più.
Lo ritroviamo prima come rapitore e taglialingua di Patrick Danville - il bambino del finale di Insomnia, ma avremo modo di parlarne lungamente tra qualche puntata - e poi come torturatore di Roland Deschain, l’ultimo cavaliere, che ha rischiato letteralmente di morire dalle risate. Verrà poi ammazzato male da Susannah, una delle compagne di viaggio di Roland, imbeccata da un di bigliettino lasciatole da Stephen King himself.
Lungo tutto il romanzo, si fa un gran parlare di questa tartaruga. Nonostante venga presentata solo alla fine della storia, più di una volta nel libro si accenna o si mostra la forma o il disegno di una tartaruga. Anche Georgie vede il suo simbolo quando scende in cantina per prendere la cera per la barchetta, scorgendo il disegno sulla scatola di un vecchio gioco da tavola.
In IT, la tartaruga fa di fatto da spettatrice degli eventi raccontati, tranne quando decide di parlare con Bill durante l’ambiguo Rito di Chüd nel 1958. Maturin, questo il suo nome, rassicura il ragazzo dicendogli che è It, in realtà, ad avere paura di lui, di loro e del loro potenziale, e lo esorta a combattere il mostro.
Quando i Losers ritornano 27 anni dopo per lo scontro finale, It racconta a Bill che Maturin è morta tipo Jimi Hendrix, soffocata dal suo stesso vomito dopo aver ingollato un paio di galassie. Ed effettivamente, dopo il secondo Rito di Chüd, proprio Bill vede il gigantesco cadavere della tartaruga. Ma è morta sul serio? Chi è davvero Maturin?
Molto semplice: Maturin è uno dei guardiani dei Vettori della Torre Nera e ha lo stomaco molto delicato, visto che ha creato il nostro universo - l’universo dei romanzi di Stephen King - semplicemente vomitandolo.
Uno dei riferimenti cosmologici di King è abbastanza chiaro, visto che nella mitologia hindù Kurma, il secondo avatar di Vishnu, apparve come una tartaruga gigante per sostenere la montagna Mandara, utilizzata come perno nel mescolare l'oceano - e anche la Torre Nera è di fatto il perno del multiverso. Il suo guscio robusto fornì una base stabile durante la ricerca di amrita, il nettare dell'immortalità. Al contrario di Kurma, però, l’universo kinghiano non si regge sul guscio di Maturin, ma tra i miserabili resti dei suoi pranzi.
E no, Maturin non è morta davvero. Continua pacificamente a esistere in altre dimensioni, e in altri mondi.
Una cosa che hanno in comune IT e Pet Sematary sono le descrizioni dettagliate delle morti di bambini. Georgie Denbrough viene fatto a pezzi da Pennywise, mentre Gage Creed, il bambino di Pet Sematary, si spappola sotto le ruote di un gigantesco camion. Ed entrambi i bambini vengono seppelliti nello stesso cimitero, il Mount Hope Cemetary. L’unica differenza è che Georgie ci rimane sepolto per sempre.
In Tommyknocker - Le creature del buio, quando Tommy Jacklin entra a Derry, inizia ad avere le allucinazioni. Appena imbocca Wentworth Street:
He thought he saw a clown grinning up at him from an open sewer manhole - a clown with shiny silver dollars for eyes and a clenched white glove filled with balloons.
Questa è l’unica volta che un personaggio di un romanzo di Stephen King fuori da IT vede il pagliaccio ballerino.
MULTIMEDIA
Questa è la copertina della prima edizione italiana di IT (Giulio ce l’ha ma la usa per pareggiare un tavolo traballante).
La miniserie IT del 1990, quella con Tim Curry che fa Pennywise, è su Apple e Prime Video. I due film di Andy Muschietti del 2017 e del 2019 sono su Netflix e praticamente su tutte le altre piattaforme, a pagamento.
In Mr. Mercedes, quando il partner del detective Bill Hodges gli fa notare che la maschera da clown usata nei vari ammazzamenti del libro assomiglia moltissimo a quella che Tim Curry indossava nella miniserie su IT. La scena va così:
"Creepy as hell. You ever see that TV movie about the clown in the sewer?" Hodges shook his head. Later - only weeks before his retirement - he bought a DVD copy of the film, and Pete was right. The mask-face was very close to the face of Pennywise, the clown in the movie.
Il 27 è un numero che ritorna spesso in IT, soprattutto nei film di Andy Muschietti. Anzitutto il primo capitolo è uscito nelle sale 27 anni dopo la miniserie tv del 1990, e It stesso torna a Derry circa ogni 27 anni. Ma non è tutto. Jonathan Brandis, l’attore che interpretava il giovane Bill nella miniserie, è morto a 27 anni. Il film del 2017 è stato rilasciato un mese dopo il 27esimo compleanno di Bill Skarsgård, che interpreta Pennywise. Infine, proprio per i complottisti della numerologia, la data ufficiale dell’uscita del film negli Stati Uniti è il 9/8/2017. 9 + 8+ 2+ 0 + 1+ 7 = 27.
Le differenze tra il libro e i film sono molte, come al solito. Alcune fastidiose, altre innocue. Una delle più evidenti è il cambio di periodo storico: nel romanzo i protagonisti sono ragazzini negli anni Cinquanta, mentre il primo film è ambientato negli anni Ottanta, dunque trent’anni dopo. Facile capire il perché - da un lato la volontà del regista di facilitare l’immedesimazione del pubblico del 2017, dall’altro le esigenze della produzione e i costi tagliati per non dover ricreare un set ambientato negli anni Cinquanta.
E però si ha l’impressione che questo shift temporale non sia un cambiamento neutro ma, al contrario, un cambio di estetica che non sfrutta appieno il potenziale orrorifico di quegli anni. Mi spiego meglio: It prende le sembianze delle paure dei ragazzi, ma nel film non diventa mai qualcosa di iconico per quella generazione. Per esempio: perché non si trasforma in Freddie Krueger? O nel Joker, in Leatherface, in Jason Voorhees, in Michael Myers, in Chuckie, la bambola assassina? O ancora, lasciateci sognare, in Beetlejuice? Gli anni Ottanta sono pieni di riferimenti pop legati all’horror da cui It poteva trarre ispirazione, e invece rimane ancorato a paure archetipiche ma, allo stesso tempo, un po’ anacronistiche.
Tu che ne pensi? Ti è piaciuta la scelta oppure la vedi come un’occasione persa? Scrivicelo nei commenti o in risposta a questa mail.
CHI SIAMO
Io sono Jacopo Cirillo, e io Giulio D’Antona, ed entrambi facciamo gli autori nel tempo libero. Il nostro vero lavoro è leggere King e litigare. Nel 2023 abbiamo creato, scritto e condotto un podcast prodotto da Mondadori Studios e Sperling&Kupfer, si chiamava Kinghiana e parlava di Stephen King, un libro alla volta.
Dopo otto puntate, otto romanzi e una bella community all’ascolto, l’editore ha deciso di chiudere il podcast, un po’ perché non corrispondeva più alla linea editoriale della casa editrice, un po’ perché – non l’abbiamo ancora ben capito. Poco male, ci siamo detti: ce lo facciamo da soli, però chiamiamo anche Guido Brualdi a fare le illustrazioni. Ed eccoci qui.
Se vuoi seguirci su Instagram, questi sono i nostri profili: Jacopo, Giulio e Guidino, e questa è la nuova pagina dedicata a Kinghiana.
Ci sentiamo tra due mercoledì!








